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Marghine: Guardia medica dimezzata

Mentre altrove si raccolgono firme per scongiurare il peggio e si prepara la mobilitazione, a Macomer e nel Marghine sembra che nessuno si sia accorto che il processo di smobilitazione della Sanità avviato dalla Regione sta per investire anche il servizio di guardia medica.
Altro che “case di comunità”, che non si capisce bene cosa siano e che in ogni caso sono ancora tutte da costruire!
Nel prossimo Accordo integrativo regionale della Sardegna, che definisce per la medicina generale, la pediatria di libera scelta e più in generale la sanità non ospedaliera, «gli obiettivi di salute e gli strumenti operativi per realizzarli, in attuazione dei principi e dei criteri concertati a livello nazionale», la Giunta regionale, quella che fra tre mesi dovrebbe sbaraccare, intende accorpare e ridurre enormemente il numero delle guardie mediche, con turni che vanno da 4 a 6 ore e chiusura del servizio a mezzanotte.

Di fatto si andrà a chiudere il 70% delle guardie mediche della Sardegna. Detto in cifre si tratta di 140 dei 191 punti di guardia attualmente esistenti nell’isola.
A tempo pieno ne resterebbe una ogni 30 mila abitanti.
Facendo un po’ di conti, sia in termini di popolazione che di estensione territoriale, nel Marghine dovrebbe funzionare 24 ore su 24 solo quella di Macomer, ma unicamente per il fatto che ridimensionandola si creerebbe il deserto della sanità.

Le altre (Bolotana, Borore e Silanus) funzionerebbero a basso regime di giri, cioè fino a mezzanotte e sempre che si trovi qualche medico disposto ad andarci. Praticamente è come che siano chiuse. Assurdo pensare che da Macomer un medico possa arrivare in dieci minuti a Bolotana.
Se poi le chiamate di emergenza sono più di una, il servizio resta scoperto. Alla faccia dell’efficienza  e della tempestività richieste nei casi di infarto o di ictus o altri gravi problemi di salute nei quali chiunque può incorrere.
L’alternativa è il pronto soccorso del San Francesco di Nuoro, il più vicino, un girone infernale nel quale tutti sperano di non finire.

Non è che negli altri ospedali la situazione sia migliore, ma a Nuoro, per andare bene, si viene visitati dopo almeno 12 ore di attesa estenuante.

L’allarme sulle guardie mediche è stato lanciato dal segretario regionale del Sindacato medici italiani, Luciano Congiu, con una petizione su Change.org (di seguito il link: https://chng.it/vpKG4Njr) o negli ambulatori dei medici di famiglia, petizione che in due giorni ha già raccolto più di 3000 firme online.

«Le guardie mediche che chiuderanno a mezzanotte – è  spiegato in un comunicato – sono a rischio di chiusura definitiva per mancanza di personale, perché nessuno andrà a lavorarci. Sarà irrealizzabile, inoltre, che i pochi medici in servizio, possano effettuare, su ambiti territoriali così estesi, anche le visite domiciliari. Ne conseguirà che ovunque, ma soprattutto in molte zone disagiate (come già succede in Lombardia, da cui la politica attuale vuole copiare il modello basato sempre più sull’assistenza privata), verrà meno l’unico riferimento sanitario per la popolazione, che sarà costretta a ricorrere al 118 o direttamente ai pronto soccorso, con un fenomeno a cascata e sovraccarico lavorativo su altri comparti, inclusi i medici di famiglia». Se l’operazione passa, per i 10 comuni del Marghine e i suoi 20 mila abitanti, molti dei quali già da tempo non hanno più il medico di base, sarà il disastro. Il tutto mentre l’attenzione di chi amministra il territorio  sembra distratta o presa da cose di cui ai cittadini non importa più di tanto.